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	<description>Pensierini di una che fa siti internet</description>
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		<title>Non solo La Paola</title>
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		<pubDate>Mon, 18 Oct 2010 13:18:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Qualche giorno fa La Paola scrive ad alcune amiche vicine e lontane, tra cui me (e ne sono onorata!) un&#8217;email, facendo una specie di auto-gossip, con uno stile molto divertente &#8211; forse un po&#8217; involontario. Fioccano subito i commenti di noi destinatarie: &#8220;Perché non ci scrivi un libro?&#8221;, &#8220;Dai, tienici aggiornate&#8221;&#8230; E La Paola risponde [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Qualche giorno fa La Paola scrive ad alcune amiche vicine e lontane, tra cui me (e ne sono onorata!) un&#8217;email, facendo una specie di auto-gossip, con uno stile molto divertente &#8211; forse un po&#8217; involontario. Fioccano subito i commenti di noi destinatarie: &#8220;Perché non ci scrivi un libro?&#8221;, &#8220;Dai, tienici aggiornate&#8221;&#8230; E La Paola risponde che no, un libro non lo vuole scrivere, non avrebbe senso. E aggiunge: &#8220;Non instistete, altrimenti non vi aggiorno più&#8221;.<br />
Penso che abbia ragione. In questi tempi in cui pubblicare è davvero facile &#8211; basta pagare somme nemmeno troppo elevate &#8211; c&#8217;è davvero bisogno di un altro libro? Insomma, è una domanda che viene fuori abbastanza spontanea.<br />
Poi ci ripenso. E continuando a pensare che La Paola abbia ragione, mi viene in mente che se da qui scrivessimo in più di una, più di due, ma anche in più di cinque (diciamo una ventina), e raccontassimo cose che ci sono successe facendo a nostra volta dell&#8217;auto-gossip, potrebbe nascere una raccolta di frivolezze disastrose pronte per essere vomitate in un librino da vendere. Tolte le spese, il resto si trasformerebbe in un contributo per il <a href="http://www.meyer.it" target="_self">Meyer</a>.<br />
Marito ha giustamente bocciato l&#8217;idea. L&#8217;ho ringraziato, perché avere degli scettici intorno contribuisce alla realizzazione di questa cosa &#8211; l&#8217;entusiasmo per la quale potrebbe sgonfiarsi in un momento&#8230;<br />
&#8230;Donne, sarete presto contattate.</p>
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		<title>Crostata alla marmellata di Lina</title>
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		<pubDate>Sun, 22 Aug 2010 16:35:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[ricette]]></category>
		<category><![CDATA[dolci]]></category>

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		<description><![CDATA[Lina è la nonna di Francesco e fa dei dolci buonissimi. Ecco la ricetta della sua crostata, che Marito ha apprezzato tanto e che un giorno riproporrò. Ingredienti 1 uovo 1 hg zucchero 2 hg farina 1 hg burro (lasciarlo a temperatura ambiente perché si amalgami bene) marmellata (buona, possibilmente scura) Procedimento Disporre a fontana [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Lina è la nonna di Francesco e fa dei dolci buonissimi. Ecco la ricetta della sua <strong>crostata</strong>, che Marito ha apprezzato tanto e che un giorno riproporrò.<br />
<strong>Ingredienti</strong><br />
1 uovo<br />
1 hg zucchero<br />
2 hg farina<br />
1 hg burro (lasciarlo a temperatura ambiente perché si amalgami bene)<br />
marmellata (buona, possibilmente scura)<br />
<strong>Procedimento</strong><br />
Disporre a fontana la farina e romperci dentro l&#8217;uovo. Mescolare con lo zucchero e il burro e impastare, fino a formare una palla. Coprire lievemente la palla con della farina, avvolgerla in un po&#8217; di pellicola e riporre per 5 minuti nel freezer.<br />
Nel frattempo accendere il forno a 180°. Mettere la carta da forno sulla teglia da crostata. Quando la pasta sarà pronta, dividerla (un po&#8217; per la base e un po&#8217; per le decorazioni), stenderla sulla teglia (sulla carta da forno), metterci la marmellata, fare le striscioline decorative, disporle precise sopra la base marmellatosa e infornare.<br />
Lasciar cuocere per 30 minuti.</p>
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		<title>Stupore e tremori, pagine 59-64</title>
		<link>http://www.ulivierielena.it/blog/2010/08/21/stupore-e-tremori/</link>
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		<pubDate>Sat, 21 Aug 2010 12:37:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[libri]]></category>
		<category><![CDATA[amélie nothomb]]></category>
		<category><![CDATA[donne]]></category>
		<category><![CDATA[giappone]]></category>
		<category><![CDATA[stupore e tremori]]></category>

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		<description><![CDATA[Libro appena finito. Magico. [...] Non che la Giapponese sia una vittima, tutt&#8217;altro. Tra le donne del pianeta non è certo la più sfavorita dalla sorte. Il suo potere è notevole: so quel che dico. No, se bisogna ammirare la Giapponese (e bisogna farlo) è perché non si suicida. La cospirazione contro il suo ideale [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.ulivierielena.it/blog/2010/08/21/stupore-e-tremori/stupore-e-tremori-2/" target="_blank">Libro appena finito. Magico. </a></p>
<p>[...] Non che la Giapponese sia una vittima, tutt&#8217;altro. Tra le donne del pianeta non è certo la più sfavorita dalla sorte. Il suo potere è notevole: so quel che dico.<br />
No, se bisogna ammirare la Giapponese (e bisogna farlo) è perché non si suicida. La cospirazione contro il suo ideale comincia in tenerissima età. Le ingessano il cervello: &#8220;Se a venticinque anni non sei ancora sposata, hai di che vergognarti&#8221;, &#8220;se ridi, non sei fine&#8221;, &#8220;se il tuo viso esprime un sentimento, sei volgare&#8221;, &#8220;se menzioni l&#8217;esistenza di un pelo sul tuo corpo, sei immonda&#8221;, &#8220;se un ragazzo ti bacia sulla guancia in pubblico, sei una puttana&#8221;, &#8220;se mangi con piacere, sei una scrofa&#8221;, &#8220;se provi piacere a dormire, sei una vacca&#8221;. Precetti del genere sarebbero ridicoli se non ti si conficcassero dentro.Perché, in fin dei conti, ciò che si trasmette alla Giapponese attraverso questi dogmi insensati è che non bisogna sperare in niente di bello. Non sperare di godere, perché il piacere ti annienterà. Non sperare di innamorarti, perché non vali abbastanza: quelli che ti ameranno lo faranno per i tuoi miraggi, mai per la tua verità. Non sperare che la vita ti porti qualcosa, perché ogni anno che passa ti leverà qualcosa. Non sperare in una cosa semplice come la tranquillità, perché non hai nessuna ragione per startene in pace.Spera di lavorare. Visto il tuo sesso avrai poche possibilità di arrivare in alto, ma spera di servire la tua azienda. Lavorare ti farà guadagnare dei soldi dai quali non trarrai nessuna gioia, ma da cui potrai eventualmente trarre dei vantaggi, per esempio in caso di matrimonio &#8211; perché non sarai tanto stupida da supporre che qualcuno possa volerti per il tuo valore intrinseco.A parte questo, puoi sperare di vivere a lungo, cosa che in sé non ha nulla di interessante, e di non conoscere il disonore, cosa che invece ha un fine in sé. Qui si ferma la lista delle tue speranze lecite. E comincia la serie interminabile dei tuoi doveri sterili. Dovrai essere irreprensibile, per la semplice ragione che non si può fare altro. Essere irreprensibile ti porterà solo ad essere irreprensibile, non sarà motivo di orgoglio e tanto meno di voluttà.<br />
Non è possibile enumerare tutti i tuoi doveri, perché non esiste attimo della tua vita che non sia dominato da uno di essi. Anche quando sarai chiusa in un bagno per dare umile sollievo alla tua vescica, avrai il dovere di vegliare perché nessuno possa sentire il canto del tuo ruscello: dovrai quindi tirare la catena in continuazione.<br />
Ho fatto questo esempio per farti capire una cosa: se perfino la tua sfera più intima e insignificante della tua esistenza è sottomessa a una regola, figurati quale sarà la vastità degli obblighi che, a maggior ragione, peseranno sui momenti essenziali della tua vita.<br />
Hai fame? Mangia appena, perché devi restare magra, non per il piacere di vedere la gente girarsi per strada al tuo passaggio (non lo farà nessuno), ma perché è vergognoso avere qualche rotondità.<br />
Hai il dovere di essere bella. Se ci riesci, la tua bellezza non ti darà voluttà alcuna. Gli unici complimenti che eventualmente riceverai proverranno da occidentali, e sappiamo bene quanto siano privi di gusto. Se ti ammiri allo specchio, fallo per paura e non per piacere: perché la tua bellezza ti porteràsolo il terrore di perderla. Se sei una bella ragazza, non varrai granché; se non sei una bella ragazza, varrai meno di niente.<br />
Hai il dovere di sposarti, preferibilmente prima dei venticinque anni che saranno la tua data di scadenza. Tuo marito non ti darà l&#8217;amore, a meno che non sia matto, e non c&#8217;è felicità nell&#8217;essere amata da un matto. In ogni caso, che ti ami o meno, non lo vedrai mai. Alle due del mattino un uomo esausto e spesso ubriaco tornerà da te e sprofonderà nel letto coniugale dal quale si alzerà alle sei senza averti detto una parola.<br />
Hai il dovere di avere dei bambini che tratterai come divinità fino a tre anni, età in cui, d&#8217;un colpo, li caccerai dal paradiso per arruolarli al servizio militare, che durerà dai tre ai diciott&#8217;anni e poi dai venticinque fino alla morte. Sei obbligata a mettere al mondo esseri umani che saranno tanto più infelici quanto più profondamente l&#8217;idea di felicità si sarà radicata in loro nei primi tre anni di vita.<br />
Trovi orribile tutto questo? Non sei la prima a pensarlo. Le tue simili lo pensano dal 1960. Come vedi, non è servito a niente. Molte di loro si sono ribellate e anche tu forse ti ribellerai nel solo periodo libero della tua vita, tra i diciotto e i venticinque anni. Ma a venticinque anni ti accorgerai all&#8217;improvviso di non essere sposata e proverai vergogna. Abbandonerai l&#8217;abbigliamento eccentrico per un tailleur sobrio, calze bianche e scarpe ridicole, sottoporrai la tua splendida capigliatura liscia a una messa in piega desolante e ti sentirai sollevata se qualcuno &#8211; marito o datore di lavoro &#8211; ti vorrà.<br />
Nel caso molto improbabile che tu faccia un matrimonio d&#8217;amore, sarai ancora più infelice perché vedrai tuo marito soffrire. Meglio non amarlo: così riuscirai a rimanere indifferente di fronte al naufragio dei suoi ideali, visto che lui, tuo marito, ne ha ancora. Gli hanno fatto sperare, per esempio, nell&#8217;amore di una donna. Si accorgerà presto invece che tu non lo ami. Come potresti amare qualcuno con quell&#8217;ingessatura che paralizza il cuore? Ti hanno imposto troppi calcoli perché tu possa amare. Se ami qualcuno è perché non ti hanno educata bene. I primi giorni di nozze, simulerai ogni genere di cose. Bisogna riconoscere che nessuna donna ha il tuo talento per la simulazione.<br />
Il tuo dovere è quello di sacrificarti per gli altri. Non credere però che il tuo sacrificio renderà felici coloro ai quali ti dedicherai. Servirà slo a non farli arrossire per te. Non hai nessuna possibilità di essere felice o di rendere felice.<br />
E se in via del tutto eccezionale il tuo destino sfuggirà a una di guqeste regole, soprattutto non dedurne che hai trionfato: puoi dedurne casomai che ti sbagli. D&#8217;altronde te ne accorgerai molto presto, perché l&#8217;illusione della tua vittoria può essere solo momentanea. Non gioire dell&#8217;istante: lascia questo errore di calcolo agli occidentali. L&#8217;istante non è niente, la tua vita non è niente. Nessun tempo al di sotto dei diecimila anni conta qualcosa.<br />
Se può consolarti, nessuno ti considera meno intelligente di un uomo. Sei brillante, la cosa è sotto gli occhi di tutti, anche di quelli che ti trattano tanto bassamente. A pensarci bene, però, è davvero una consolazione? Almeno, se ti ritenessero inferiore, il tuo inferno avrebbe una spiegazione, e potresti uscirne dimostrando, in conformità con i precetti della logica, l&#8217;eccellenza del tuo cervello. E invece no: ti sanno uguale, se non superiore. E dunque la tua geenna è assurda, il che vuol dire che non esiste via di fuga.<br />
Invece ce n&#8217;è una. Una sola ma alla quale hai pienamente diritto, a meno che tu non abbia fatto la stupidaggine di convertirti al cristianesimo: hai il diritto di suicidarti. In Giappone è un atto molto onorevole. Non pensare però che l&#8217;aldilà sia uno di quei paradisi giocondi descritti da quei simpaticoni degli occidentali. Dall&#8217;altra parte non c&#8217;è niente di straordinario. In compenso, pensa alla cosa più importante: la tua reputazione postuma. Se ti suicidi, sarà splendente e sarà l&#8217;orgoglio dei tuoi parenti. Avrai un posto di riguardo nella tomba di famiglia: è la speranza più grande che un essere umano possa nutrire.<br />
Certo, puoi anche non suicidarti. Ma allora, prima o poi, non reggerai e in un modo o nell&#8217;altro cadrai nel disonore: ti troverai un&#8217;amante, o ti metterai a mangiare, o diventerai pigra &#8211; tutto può accadere. È stato notato che gli esseri umani in generale, e le donne in particolare, faticano a vivere a lungo senza cadere in uno di quei piccoli vizi legati al piacere carnale. Se diffidiamo di quest&#8217;ultimo non è per puritanesimo: lungi da noi questa ossessione americana.<br />
A dire la verità, si deve evitare la voluttà perché favorisce la traspirazione. Non c&#8217;è niente di più vergognoso del sudore. Se mangi a quattro palmenti un bel piatto di fettuccine, se ti abbandoni alla rabbia del sesso, se passi l&#8217;inverno a dormicchiare vicino al camino, suderai. E nessuno avrà più dubbi sulla tua volgarità.<br />
Tra il suicidio e la traspirazione non esitare. Versare il proprio sangue è ammirevole quanto è immondo versare il proprio sudore. Se ti dai la morte, non suderai mai più e la tua angoscia sarà finita per sempre. [...]</p>
<p style="text-align: right;"><strong>Amélie Nothomb, Stupore e Tremori, 2000</strong></p>
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		<title>Letture estive</title>
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		<pubDate>Thu, 19 Aug 2010 10:50:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Ho appena finito di leggere Il Condominio. Il libro è piccolo, ma ci ho messo tanto. L&#8217;ho trovato familiare, interessante, violento, semplice, profondo. Sono contenta di averlo letto, è sicuramente uno dei miei libri. Ho ripreso in mano Amélie Nothomb, che non sopportavo. Tempo fa acquistai alcuni suoi titoli, così di prima, senza chiedermi cosa [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ho appena finito di leggere <strong>Il Condominio<img class="alignleft size-medium wp-image-50" title="il-condominio4" src="http://www.ulivierielena.it/blog/wp-content/uploads/2010/08/il-condominio4-192x300.jpg" alt="" width="192" height="300" /></strong>. Il libro è piccolo, ma ci ho messo tanto. L&#8217;ho trovato familiare, interessante, violento, semplice, profondo. Sono contenta di averlo letto, è sicuramente uno dei miei libri.</p>
<p>Ho ripreso in mano Amélie Nothomb, che non sopportavo. Tempo fa acquistai alcuni suoi titoli, così di prima, senza chiedermi cosa scrivesse, perché. Mi piacevano le copertine (di solito compro libri se mi piacciono le copertine, sì. E i Feltrinelli sono fantastici, quasi tutti). Sono su <strong>Stupore e Tremori</strong>, e dopo aver parlato del lavoro in Giappone con Simone me lo sento più vicino. Sono a pagina 39 e ho fatto ballini di fotocopie.</p>
<p>Sono in attesa, poi, di avere una settimanetta per leggermi <strong>Tutti pazzi per Godel!</strong>. È una lettura abbastanza impegnativa, ma importantissima. Voglio sapere queste cose, ecco.</p>
<p>Infine Marito mi ha regalato una Storia della Cina. È un malloppone gigante, che vorrei avere la forza di aprire, e che un giorno forse aprirò davvero. Magari d&#8217;autunno&#8230;</p>
<p>Presto, però, vorrò avere <strong>Invertising </strong>di Paolo Iabichino. Oh, ancora non mi è riuscito di prenderlo. Uff.</p>
<p>Nel frattempo sto mettendo su un sito con html5+css3+jquery. È un progetto semplice, ma che può diventare molto molto bellino. Incrociamo le dita.</p>
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		<title>&#8220;Questi sì che son problemoni&#8230;&#8221;</title>
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		<pubDate>Fri, 13 Aug 2010 10:20:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<category><![CDATA[facebook]]></category>

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		<description><![CDATA[E&#8217; un commento, lasciato da uno dei miei amici, sul mio profilo di facebook. L&#8217;ho rimosso ieri mattina perché non avevo nessuna intenzione di far partire una polemica. Mentre cliccavo su &#8220;elimina&#8221; una vocina diceva &#8220;stai censurando qualcuno&#8221;. Ho ucciso la vocina, avevo troppa ragione. Per chi ancora non ha capito di cosa sto parlando, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>E&#8217; un commento, lasciato da uno dei miei <em>amici</em>, sul mio profilo di facebook. L&#8217;ho rimosso ieri mattina perché non avevo nessuna intenzione di far partire una polemica. Mentre cliccavo su &#8220;elimina&#8221; una vocina diceva &#8220;stai censurando qualcuno&#8221;. Ho ucciso la vocina, avevo troppa ragione.<br />
Per chi ancora non ha capito di cosa sto parlando, ecco il link da dove partire:</p>
<p><a href="http://firenze.repubblica.it/cronaca/2010/08/11/news/assasd_sdaasdasd_asdasdasd_asdasdasd_asdasdasd-6228319/" target="_blank">Pubblicità bandita da Pontedera, il negoziante:<br />
&#8220;Il manifesto osé l&#8217;ho già usato a Cascina&#8221;</a></p>
<p>(Notare la url, molto estiva)</p>
<p>Il mio racconto comincia un po&#8217; prima. Qualche giorno fa a San Miniato Basso (PI) vedo il manifesto incriminato ed  esclamo: &#8220;C&#8217;era bisogno di una con le mani nel pacco?&#8221;. Poi vado a prendere l&#8217;aperitivo.<br />
Ieri vedo che <a href="http://www.invertising.it/" target="_blank">Invertising</a> posta questo articolo linkato sopra <a href="http://www.facebook.com/#!/pages/Invertising/184771530204?ref=ts" target="_blank">sulla sua pagina Facebook</a>, e condivido.<br />
Mi sento sollevata dal post di Invertising, perché è riuscita a ritirare fuori una cosa che avevo pensato e immediatamente rimosso, stufa di fare questione su tutto e sempre.<br />
Arrivano due commenti sul mio profilo: uno è di un fotografo che informa dove ne ha visto un altro (sempre a San Miniato Basso), ed uno recita: &#8220;Beh&#8230; Questi sì che son problemoni&#8221;.<br />
Ecco, vorrei prendermi un centinaio di righe per rispondere a questo commento<strong> al di fuori di facebook</strong>, cercando di andare oltre alle cose <em>so tiny &amp; so smart </em>che vanno tanto di moda in questi anni di microtutto.<br />
1) Su facebook la buona educazione dovrebbe frenare i polemichini che non sono d&#8217;accordo con una affermazione che leggono sul profilo altrui. Prima di tutto perché si dà un&#8217;immagine di se stessi antipatica e spiacevole, secondo perché la logica è quella degli &#8220;amici&#8221; e non dei &#8220;rompiscatole&#8221;.<br />
2) Se al punto 1) avete pensato &#8220;ma la vita è fatta anche di battibecchi, non bisogna frenare la discussione&#8221;, vi ricordo che fuori da facebook c&#8217;è <em>ancora </em>una vita, nonostante a volte questo concetto ci sfugga.<br />
3) Entriamo nel merito. Mi rifiuto di parlare dell&#8217;argomento &#8220;Donne e Pubblicità&#8221; con qualcuno che non ha ancora visto il documentario <a href="http://www.youtube.com/watch?v=wEEyVtiKvK4" target="_blank">&#8220;Il corpo delle donne&#8221;</a> di Lorella Zanardo.<br />
4) Bisognerebbe stare attenti a non confondere il bigottismo ipocrita che non vuole nudi, baci, carezze, effusioni, parole che ricordano le feci e gli organi genitali eccetera, con l&#8217;esigenza di una donna di essere rispettata.<br />
5) E&#8217; vero. Affrontare un tema per volta disperde le energie. Così quando si parla di ecologia si dovrebbe parlare anche di industria, quando si parla di cultura si dovrebbe parlare anche di finanza, e servirebbe un filo conduttore di tutti questi argomenti, in grado di non far partire la &#8220;battaglia delle urgenze&#8221; (riconducibile alla voce &#8220;la fame nel mondo è peggio&#8221;). Un&#8217;idea di dove sia stato nascosto quel filo ce l&#8217;ho, ma non è questa la sede per parlarne. Però se qualcuno solleva una questione, grande o piccola che sia, <strong>non è necessario dire qualcosa, magari a caso, solo per il gusto di sentir battere le dita sulla tastiera.</strong> Anzi, oltre che non necessario è proprio sciocco.<br />
6) A questo proposito si leggano anche &#8220;La depilazione&#8221; su <a href="http://www.vernacoliere.com/index.php" target="_blank">&#8220;Il vernacoliere&#8221;</a> di questo mese e<a href="http://www.unita.it/news/italia/101754/degusta_la_passera_estate_figa_donne_e_spot_le_foto_dei_lettori_a_lunit" target="_blank"> questo articolo</a> su l&#8217;Unità. Nella versione cartacea c&#8217;erano più esempi, così imparate a non comprare mai un giornale!</p>
<div id="_mcePaste" style="position: absolute; left: -10000px; top: 0px; width: 1px; height: 1px; overflow: hidden;">
<h1>Pubblicità bandita da Pontedera, il negoziante:<br />
&#8220;Il manifesto osé  l&#8217;ho già usato a Cascina&#8221;</h1>
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		<title>Estate</title>
		<link>http://www.ulivierielena.it/blog/2010/07/20/estate/</link>
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		<pubDate>Tue, 20 Jul 2010 10:02:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<category><![CDATA[teatro]]></category>

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		<description><![CDATA[L&#8217;estate rallenta i ritmi. Ho già sentito qualcuno dire &#8220;se ne riparlerà a settembre&#8221;, come se i giorni dal 15 luglio al 31 agosto non potessero essere presi seriamente in considerazione per fare delle cose. Il caldo è tremendo, siamo d&#8217;accordo. Ci si alloppa, si ha più sonno, si esce la sera, si dorme poco, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>L&#8217;estate rallenta i ritmi. Ho già sentito qualcuno dire &#8220;se ne riparlerà a settembre&#8221;, come se i giorni dal 15 luglio al 31 agosto non potessero essere presi seriamente in considerazione per fare delle cose. Il caldo è tremendo, siamo d&#8217;accordo. Ci si alloppa, si ha più sonno, si esce la sera, si dorme poco, a volte, la notte&#8230; Eppure basta un piccolo ventilatore per riuscire a lavorare anche col caldo, almeno a quelli come me, che passano giornate intere seduti ad una scrivania, alzandosi per fumare una sigaretta o per fare una telefonata.<br />
L&#8217;altro giorno al Tg1 una semi-vip intervistata affermava: &#8220;Sono molto dispiaciuta per chi non può venire al mare con quest&#8217;afa. Purtroppo ci sono persone che sono costrette a lavorare in città negli uffici&#8221;. Son caduta dalla sedia. E quelle nei cantieri edili?</p>
<div id="attachment_36" class="wp-caption aligncenter" style="width: 510px"><img class="size-full wp-image-36 " title="Lalli al fornacino" src="http://www.ulivierielena.it/blog/wp-content/uploads/2010/07/lalli.jpg" alt="" width="500" height="500" /><p class="wp-caption-text">Lalli al Fornacino (San Miniato, Pisa)</p></div>
<p>Per noi piccole  Partite Iva questi sono momenti preziosissimi. Forse finalmente riuscirò  a <strong>consegnare un documento molto importante</strong> ad una persona che ha  avuto molta pazienza con me. E forse riuscirò a fare ordine tra le mie  idee, due in particolare. Una riguarda i <strong>siti internet e l&#8217;ecologia</strong> (ovvero: sarò capace di fare un sito internet ecologico? Bella sfida.  Bisogna partire dall&#8217;hosting e poi stare attenti a tutto, ma proprio  tutto, compresa l&#8217;usabilità del sito. Vedremo, spero di riuscirci e di  divertirmici). L&#8217;altra riguarda il progetto di un laboratorio <strong>a metà  tra internet e il teatro</strong>, da tenersi proprio in un <a href="http://www.teatrinodeifondi.it" target="_blank">teatro</a>. La domanda in  questione è anche difficile da formulare: Internet incontra il Teatro  oppure serve al Teatro? <em>Does Theatre play Internet?</em> Potrebbe  essere interessante promuovere una serie di seminari + esercitazioni  pratiche, rivolti a lasciare qualcosa sia ai tecnici internet che ai  tecnici teatrali (o che comunque hanno a che fare con lo spettacolo). Ma  la partecipazione, come si raggiunge? Non è semplice, ma dal <a href="http://www.toscanalab.it/" target="_blank">ToscanaLab</a> ho scoperto che è  possibile parlare di php, pdf e jpg senza sembrare dei meganerd.<br />
Facebook è un pochino dispersivo e serve tempo e concentrazione per riuscire a pensare al modo (più) giusto per fare una cosa divertente. Ci sono cose per cui è necessario (e val la pena!) incontrarsi, fare riunioni, magari brevi, ma di persona. Mentre sogno di trovare quest&#8217;ora e mezzo senza che squillino i telefoni, senza che nessuno abbia una tastiera davanti, senza che suonino campanelli e cose così, mi auguro almeno di far uscire siti come quello de Gli Omini, di Gianfranco Giannoni, di My Fair Italy, di Secrets of Tuscany e di Scacco Matto. Ah, l&#8217;ambizione&#8230;</p>
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		<title>L&#8217;ho trovato!</title>
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		<pubDate>Wed, 07 Jul 2010 09:36:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Did it]]></category>
		<category><![CDATA[IL - Intelligence in Lifestyle]]></category>
		<category><![CDATA[inquinamento]]></category>
		<category><![CDATA[internet]]></category>
		<category><![CDATA[sole 24 ore]]></category>
		<category><![CDATA[toscanalab 2010]]></category>

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		<description><![CDATA[Durante il workshop al ToscanaLab 2010 &#8220;Internet Better Change&#8221; pensavo intensamente ad un articolo che avevo letto aspettando il commercialista (sempre super impegnato) su un periodico non meglio precisato del Sole 24 Ore. Non trovandolo in rete ho scritto al servizio periodici, ma le informazioni che ho fornito loro non sono state sufficienti a trovarlo. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.ulivierielena.it/blog/wp-content/uploads/2010/07/Internet_Inquina2.pdf" target="_blank"><img class="alignleft" title="internet_inquina_1" src="/blog/wp-content/uploads/2010/07/internet_inquina_1-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>Durante il workshop al <a href="http://www.toscanalab.it/" target="_blank">ToscanaLab 2010</a> &#8220;Internet Better Change&#8221; pensavo intensamente ad un articolo che avevo letto aspettando il <a title="Dottor Grossi!" href="http://www.studiobartali.it/" target="_blank">commercialista</a> (sempre super impegnato) su un <a href="http://www.ilsole24ore.com/fc?cmd=sez&amp;sezId=9110" target="_blank">periodico non meglio precisato del Sole 24 Ore</a>. Non trovandolo in rete ho scritto al servizio periodici, ma le informazioni che ho fornito loro non sono state sufficienti a trovarlo. Così sono tornata dal commercialista e mi sono messa a spulciare tra le riviste della sala d&#8217;attesa, sotto gli occhi un po&#8217; meravigliati delle segretarie e dei segretari, e&#8230; l&#8217;ho trovato!</p>
<p>Il periodico in questione è &#8220;IL&#8221;, acronimo di Intelligence in Lifestyle (qui c&#8217;è un gruppo su facebook). Ricordavo che fosse un periodico &#8220;per maschietti&#8221;, ma non entriamo in questo argomento che non conviene. Il numero è quello di maggio. Il titolo è &#8220;Internet inquina?&#8221; e la scansione dell&#8217;articolo è <a href="http://www.ulivierielena.it/blog/wp-content/uploads/2010/07/Internet_Inquina2.pdf" target="_blank">qui</a>.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>ToscanaLab giorno 2. Internet Better Change.</title>
		<link>http://www.ulivierielena.it/blog/2010/06/29/toscanalab-giorno-2-internet-better-change/</link>
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		<pubDate>Tue, 29 Jun 2010 18:20:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Report]]></category>
		<category><![CDATA[ecosostenibilità]]></category>
		<category><![CDATA[internet better change]]></category>
		<category><![CDATA[toscanalab 2010]]></category>

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		<description><![CDATA[Stamattina niente ritardo, e non sto abbastanza male per prendere il taxi. Alle otto e mezzo il 36 mi porta a Piazzale di Porta Romana, oggi conosco tutte le coordinate, arrivo presto e metto in carica il portatile che mi sono dimenticata di ricaricare ieri sera per il troppo sonno. I Workshop sono così dislocati: [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Stamattina niente ritardo, e non sto abbastanza male per prendere il taxi. Alle otto e mezzo il 36 mi porta a Piazzale di Porta Romana, oggi conosco tutte le coordinate, arrivo presto e metto in carica il portatile che mi sono dimenticata di ricaricare ieri sera per il troppo sonno.</p>
<p>I Workshop sono così dislocati: Internet Better Tourism (affollato!) nella sala principale, in fondo; Internet Better Change, pochi ma buoni, dall&#8217;altra parte della sala principale insieme a Internet Better Society che però si sposta e va non so dove; Internet Better Kids subito appena si entra; Internet Better Communication in una sala a parte e Internet Better Business non so.</p>
<p>Iniziamo a parlare e il moderatore, che ha a che fare con Zoes, dopo aver realizzato che le cuffiette radio funzionano molto male (cosa già sperimentata ieri da me ed altri durante il Whisper Talk), introduce un po&#8217; i temi (“Dovremmo cercare le condizioni per cui internet migliora la sostenibilità”), elencando le parole chiave per la <strong>sostenibilità collegata ad internet</strong>:</p>
<ul>
<li>crowdsourcing</li>
<li>open source</li>
<li>accessibilità (intesa anche in 	senso economico!)</li>
<li>green</li>
<li>indipendenza</li>
<li>creative commons</li>
</ul>
<p>Una grande e gigante verità sovrasta tutta la discussione: “c&#8217;è un grande scompenso tra nord e sud del mondo, presto il 10% della popolazione utilizzerà il 90% delle risorse anche per quanto riguarda internet”. Nòva!</p>
<p>Vien detto che con internet si possono ridurre le emissioni di co2, che il concetto di indipendenza delle reti è legato a quello di democrazia&#8230; E qui vorrei tanto una grande assemblea di sette otto anni, per vedere forse che non arriveremmo comunque ad una conclusione. È impossibile mettersi d&#8217;accordo sul concetto di democrazia, si tirino fuori tutti gli aneddoti che conosciamo, ci divertiamo, sì, ma è impossibile.</p>
<p>Pessimismi a parte, ecco i contributi:</p>
<p><strong>Glenda Spiller</strong> &#8211; Fair Trade Italia</p>
<p>FTI ha 28 soci in Italia (mondo no profit) tra cui Banca Etica, Arci, Acli, Legambiente&#8230;</p>
<p>Poi ci sono circa 100 aziende italiane che decidono di fare i loro prodotti in condizioni equo-solidali. Sono aziende piccole pressoché sconosciute nelle loro realtà geografiche.</p>
<p>I consumatori si trovano a dover scegliere cosa acquistare, e sono loro gli interlocutori di FTI, oltre ai soci e ad altri piccoli commercianti.</p>
<p>Fair trade è in internet, ma paradossalmente ci sono di più i nostri soci del sud del mondo (vedi compagnia caffè del Guatemala che ha pubblicato informazioni su Agata)</p>
<p>La domanda è: Come nel mio lavoro posso aiutare queste aziende ad avere una presenza</p>
<p>su internet? Dov&#8217;è il limite? Il limite è nello scollamento di alcune realtà dal mondo di internet, che aiuta alcuni e affossa altri.<br />
Ma qual è il problema?<br />
È che dobbiamo riuscire a fare rete&#8230;</p>
<p>All&#8217;estero ovviamente è molto diverso. Le aziende che lavorano all&#8217;estero hanno una presenza massiccia su internet. Con piccoli stratagemmi riescono a far parlare di sé.</p>
<p>Spesso le tematiche affrontate dal commercio equo e solidale sono state tristi e difficili da affrontare attraverso mezzi frivoli.</p>
<p><a href="http://www.fairtradeitalia.it/">http://www.fairtradeitalia.it/</a></p>
<p><strong>Giuseppe Lanzi (credo!)</strong>, Sisifo Italia</p>
<p>Il secondo intervento tira fuori dubbi e domande divertenti.</p>
<p>Internet migliora la vita? NO! Internet impedisce di nascondere le cose, rende difficile la comunicazione delle aziende, che non possono raccontare più le favole. Internet NON migliora la vita alle aziende. E ai consumatori? Ancora peggio, perché diventi attore e partecipe di tutto quello che fai. Citazione di Zanotelli: Ogni volta che vai al supermercato è come se tu esprimessi un voto. Aggiungiamo: E ogni volta che si guarda l&#8217;etichetta si fa uno scrutinio!</p>
<p><em>Quando sento parlare di green mi vien la pelle d&#8217;oca.</em></p>
<p>Ci sono aziende che hanno strumenti potenzialmente sostenibili, ma stiamo parlando di strumenti. È come una pistola: in mano a qualcuno può essere un modo per difendersi, in mano a qualcun altro una cosa pericolosissima.</p>
<p>E noi dobbiamo usare internet. E non possiamo tirarci indietro</p>
<p>Concetto: Comunicazione stratetica. Noi lavoriamo con piccole e grandi aziende.</p>
<p>Non è facile perché per la grande azienda che decide di comprare, pensiamo ai Pallets.</p>
<p>PALLET: strumento più sconosciuto ma esageratamente utile! E intorno c&#8217;è un giro di criminalità enorme.</p>
<p>Della Palma ha cominciato a fare il pallet sostenibile e lo ha trasformato in uno strumento di comunicazione.</p>
<p>E attenzione: L&#8217;agricoltura Ogm è più sostenibile del biologico. Allora siamo per l&#8217;Ogm?</p>
<p>→ internet complica la vita e ci impedisce di dire NON LO SAPEVO</p>
<p>Questa è una riflessione che io non ho con cluso e sto cercando delle risposte.</p>
<p>Fino a qualche decennio fa gravi danni ambientali sono stati nascosti e non ne sapevamo niente, oggi è molto difficile.</p>
<p>Noi stiamo vivendo un periodo in cui l&#8217;economia “rossa”, quella pesante è finita. La “green economy” non è mai decollata, è stato un flop. Ci eravamo inventati il la “blue” economy. Ed ecco grandi aziende petrolifere che vengono a rubarci il vocabolario, vedi blue diesel.</p>
<p>Un politico sovietico disse, parlando di Urss e Usa: noi firmiamo le stesse cose ma da voi tutto quello che  non è espressamente detto è permesso e da noi è vietato.</p>
<p>Il vocabolario è fondamentale.</p>
<p><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Giuseppe_Lanzi">http://it.wikipedia.org/wiki/Giuseppe_Lanzi</a></p>
<p><strong>Florentin Hortopan</strong>, Cofarming.</p>
<p>Florentin spiega molto velocemente quello che fanno. Tutto su <a href="http://www.cofarming.net/index.html">http://www.cofarming.net/index.html</a></p>
<p>Non lo riscrivo perché non è una cosa banale. Durante il coffee break ho modo di parlare anche con Pietro, che lavora con Florentin. Sono parecchio bravi e fanno una cosa ganzissima.</p>
<p>“Ci scoccia anche pensare che il nostro lavoro vada a beneficio di aziende che hanno una scarsissima sensibilità ecologica”</p>
<p><strong>Piero Marsiaj</strong>, Amici di Angal, Valore Alimentare e non solo</p>
<p>Piero domani compie 45 anni e non li dimostra per niente. Ha un modo di fare che mi piace. È calmo e determinato. Apprendo che ha una storia rara, perché insieme ai suoi genitori è vissuto per molto tempo, fin da piccolo, in Uganda. I suoi erano missionari laici, per questo Piero ha sempre respirato una certa aria di sensibilità sociale (sfido!).</p>
<p>Poi è diventato informatico e ha incontrato di nuovo questa sensibilità, racconta.</p>
<p>Da 10 anni si occupa di comunicazione per l&#8217;associazione Amici di Angal (<a href="http://www.amicidiangal.org/">www.amicidiangal.org</a>). Dice: Avendo vissuto internet dalla sua nascita vivo con emozione questa fase di grande espansione.</p>
<p>Internet permette di ampliare in maniera esponenziale la sensibilità per il sociale.</p>
<p>Inoltre ha a che fare con l&#8217;Azienda ECOR che vende prodotti bio (Naturasì) e con VALORE ALIMENTARE, trimestrale di informazione su tantissimi temi legati all&#8217;alimentazione ma non solo. È un&#8217;azienda che ama molto perché è il modello di come dovrebbe essere un&#8217;azienda oggi. Ovviamente è commerciale, ma tra i suoi valori ci sono il comportamento etico, il fatto di non essere mai pressante, essere puntuale nei pagamenti, dare un ambiente di lavoro sereno e rilassato.</p>
<p>È una rivista che l&#8217;anno scorso ha deciso di proporsi al mondo più ampio e di lanciarsi su internet per raggiungere un pubblico più vasto → sito internet.</p>
<p>Quelli di Valore Alimentare, dice Piero, sono articoli di grande qualità scritti da persone che vengono dal mondo accademico. E aggiunge: “Secondo me è un progetto molto bello ec&#8217;entra con internet perché DIFFONDE UN MODO DI ESSERE E DI AFFRONTARE LA VITA con piccole cose quotidiane”.</p>
<p><cite><a href="http://www.valorealimentare.it/">www.</a></cite><cite><a href="http://www.valorealimentare.it/"><strong>valorealimentare</strong></a></cite><cite><a href="http://www.valorealimentare.it/">.it/</a></cite><cite> </cite></p>
<p><cite><a href="http://www.agroalimentarenews.com/ecor-naturasi-la-fusione-e-operativa.htm">http://www.agroalimentarenews.com/ecor-naturasi-la-fusione-e-operativa.htm</a></cite><cite> </cite></p>
<p><a href="http://www.informaticisenzafrontiere.org/">http://www.informaticisenzafrontiere.org/</a></p>
<p><strong>Gabriele Ferreri,</strong> ecocentrico</p>
<p>Ecocentrico è un portale dedicato alle tematiche dello sviluppo sostenibile.</p>
<p>“Cerchiamo di fare soprattutto aggregazione nell&#8217;ottica di mitigare le già tante informazioni sul web e ridistribuirle. Sempre utilizzando la parola chiave che è aggregazione cerchiamo di mettere insieme le persone critiche e consapevoli per unirle con quelle realtà che cercano di farsi conoscere.</p>
<p>Questo progetto nasce con questo duplice scopo, aiutare consumatori ed aziende.</p>
<p>Si tratta di piccole e medie realtà che non possono aver siti professionali. Un conto è la grafica e un conto è la comunicazione! Tralasciando il punto di vista estetico sicuramente un problema delle aziende è avere un sito, renderlo aggionrabile e poi farsi trovare.</p>
<p>Dal momento che mi occupo di comunicazione e dall&#8217;anno scorso seguo ecocentrico cerco di capire come gli utenti utilizzano social media e internet in generale. La cosa va migliorata!</p>
<p>Il quadro che emerge è preoccupante perché ci sono tantissime informazioni su internet, che non significa CONOSCENZA! Dall&#8217;altro lato questo bombardare di informazioni (smartphone = sempre connessi) <em>il livello di attenzione è molto basso</em>. Facciamo tantissime cose insieme senza starci attenti.</p>
<p>In questo scenario è importante introdurre dei concetti come</p>
<p>SVILUPPO SOSTENIBILE DI INTERNET</p>
<p>per stimolare ecologia dell&#8217;informazione per avere alta attenzioe, e ricordarci anche il concetto dell&#8217;economia della conoscenza (condivisione e propagazione di contenuti)</p>
<p>Dobbiamo dare importanza all&#8217;IMPORTANZA DELLE RELAZIONI che costruiamo sul web.</p>
<p>Facebook: NON SI ESCE DA FACEBOOK, e non si approfondisce la conoscenza”</p>
<p><a href="http://www.ecocentrico.it/">http://www.ecocentrico.it/</a></p>
<p><strong>Daniele Nuzzo</strong>, Roadsharing</p>
<p>Roadsharing nasce nel 2008 dall&#8217;evoluzione di un&#8217;idea (viavai.it)</p>
<p>Io mi spostavo in Germania per motivi di studio e in Germania la cosa funziona già da tanto.</p>
<p>Roadsharing adesso è un portale in 5 lingue, ci sono 35.000 iscritti, ci sono stati circa 50.000 passaggi inseriti e il 20% dei percorsi hanno trovato più di 2 contatti.</p>
<p>Tutto questo nasce perché in Italia ci sono TANTI pendolari</p>
<p>70-72 minuti al giorno – 33 giorni all&#8217;anno spesa media annuale 2600 euro</p>
<p>Roadsharing, non sostanto per gli spostamenti di persone ma anche di cose, o di merci.</p>
<p>In Germania sono due ordini di grandezza sopra di noi.</p>
<p>In Francia, anche lì numeri molto più grandi</p>
<p>Anche le aziende cominciano a dire che è possibile condividere.</p>
<p><a href="http://www.roadsharing.it/">www.roadsharing.it</a></p>
<p>Fine dei contributi che mi sono scritta.</p>
<p>Dopo questo primo giro facciamo un altro giro dove vengono fuori molte domande e alcune buone osservazioni. Una ragazza che fa un lavoro di ricerca al CNR riesce a trovare uno spiraglio di luce quando le viene suggerito di rivolgersi ad una comunità di “diffusori di linux” per aiutare delle artigiane a mettersi in rete. Vengono fuori i problemi di accesso ad internet, si parla della dichiarazione di Obama, recentissima, che dopo aver basato la sua campagna elettorale su internet avverte: posso sospendere internet anche per 90 giorni, per motivi di sicurezza, o di spesa, non ricordo. Ecco la news:</p>
<p><a href="http://punto-informatico.it/2928020/PI/News/usa-casa-bianca-vuole-spettro-libero.aspx">http://punto-informatico.it/2928020/PI/News/usa-casa-bianca-vuole-spettro-libero.aspx</a></p>
<p>Io penso, e non ho modo di intervenire per alcuni motivi, tra cui il tempo che abbiamo a disposizione che non è moltissimo.</p>
<p>Dirò la mia qui, per mettere in ordine quel che ho pensato, perché a volte il pensiero nella testa, chiuso lì non basta.</p>
<p>Il problema di internet e sostenibilità è grande. C&#8217;è grande necessità di costruire una griglia di lavoro, e sapere che:</p>
<ol>
<li><strong>Il problema in sé non è 	chiaro</strong>: lo dimostra l&#8217;intervento provocatorio di Lanzi (sempre 	che sia lui!) che pone alcune domande iniziali non banali, che 	purtroppo internet non può risolvere. Cosa si intende per 	sostenibile? Per ecosostenibile? Se è giusto che ci si accapponi la 	pelle quando sentiamo parlare di “green”, come distinguere tra 	“green” e “green”? Internet in questo può esserci d&#8217;aiuto 	in qualche modo? Forse sì, certamente non basta.</li>
<li><strong>Se il problema fosse chiaro, 	non avremmo comunque la soluzione. </strong>Conosciamo 	alcune “buone pratiche” (cosa che va molto di moda dire oggi). E 	internet ci può aiutare a trovare la soluzione ad un problema? Sì, 	ed in parte.</li>
<li><strong>Corriamo il rischio di 	amplificare il problema, o di aggiungerne di nuovi.</strong> Sì, perché 	il proliferare di tentativi grandi e piccoli potrebbe influire 	negativamente su una situazione così complicata (non approfondisco 	oltre, perché toccherei un campo che non ho la forza di 	affrontare). Quindi dobbiamo muoverci con cautela, e fare economia 	di discorsi, tempo, energia&#8230; In tutti i sensi.</li>
<li><strong>Dovremmo lavorare 	all&#8217;individuazione del problema e alla ricerca delle soluzioni in 	maniera (eco)sostenibile! </strong>
<ol>
<li>Esistono provider ecosostenibili 		di buona qualità e di facile utilizzo?</li>
<li>Esiste un modo di fare web-design 		ecosostenibile, in termini di tempo, emissioni di co2 eccetera?</li>
<li>“Chi conta” è in grado di 		dare il buon esempio o i tempi non sono ancora maturi?</li>
</ol>
</li>
</ol>
<p>Questi quattro punti potrebbero essere ampiamente sviscerati, e di campi se ne toccano talmente tanti che, mentre cammino dal portone della Gipsoteca fino alla fermata del 13 Ataf, penso che potrebbero inventarsi anche un corso di laurea che si chiama “Internet Better Change”&#8230;</p>
<p>Torno a casa. Mi perdo il manifesto, perché sono già le 13.00 e voglio prendere il treno delle 13.37, mangiare, riposarmi un paio d&#8217;ore e andare a prendere l&#8217;automobile che è in officina per il tagliando. Dovrò spendere qualche centinaio d&#8217;euro, ne ho appena spesi 140 di bollo, dovrò fare benzina e sono altri 50. E penso a “quello di Roadsharing” che diceva che la spesa annua media per l&#8217;automobile è di 2600 euro, che sono tanti, tantissimi.</p>
<p>Mi perdo il manifesto e il pomeriggio, anche oggi, sì. Perché l&#8217;attenzione cala e perché sono pendolare. Perché confido nel fatto che avrò anche altre occasioni per ascoltare gli altri che raccontano il loro lavoro e che spiegano i loro pensieri.</p>
<p>Gira e rigira, il mio giudizio sul ToscanaLab è ottimo. Come sottolineava la Mattei nel suo intervento di lunedì, queste iniziative sono importanti perché si inseriscono in un contesto culturale e storico che non è più dedicato alla tecnologia, proiettato in un futuro appeso chissà dove.</p>
<p>Il presente viene dal passato, e il futuro viene dal presente. Capirlo è facile, muoversi coerentemente con questa piccola grande verità lo è un po&#8217; meno. Ma da oggi, da oggi un po&#8217; di più. Sigla. Che dovrebbe essere una canzone dei <a href="http://www.grandcarabs.it/" target="_blank">Grand Carabs</a>, che sono molto bravi &#8211; ma mi è rimasta la voglia di risentirli perché l&#8217;acustica della Gipsoteca non era proprio adatta a capire testi in italiano (anche questo, sarà paradossale? Ogni volta che si sente bene cantano in inglese, una volta che non si sente cantano in italiano. Uff)</p>
<p><a href="http://www.grandcarabs.it/" target="_blank">http://www.grandcarabs.it/</a></p>
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		<item>
		<title>Toscanalab, giorno 1</title>
		<link>http://www.ulivierielena.it/blog/2010/06/28/toscanalab-giorno-1/</link>
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		<pubDate>Mon, 28 Jun 2010 15:16:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Report]]></category>
		<category><![CDATA[toscanalab]]></category>

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		<description><![CDATA[Un giorno di giugno Carlotta clicca sul bottone “Mi piace” della pagina facebook di ToscanaLab. Curiosa, come altre volte, vado a vedere cos&#8217;è e dopo poche ore voglio andare al ToscanaLab. Faccio una piccola indagine tra i miei amici nerd e nonostante non trovi nessuno che mi dice subito di sì decido di iscrivermi, senza [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Un giorno di giugno Carlotta clicca sul bottone “Mi piace” della pagina facebook di ToscanaLab. Curiosa, come altre volte, vado a vedere cos&#8217;è e dopo poche ore voglio andare al ToscanaLab. Faccio una piccola indagine tra i miei amici nerd e nonostante non trovi nessuno che mi dice subito di sì decido di iscrivermi, senza nemmeno sfruttare la formula “Pay as you wish” perché mi fa fatica pubblicare ovunque la notizia che ci andrò.</p>
<p>Cosa sarà mai il ToscanaLab? È un evento, su questo non ci piove. È un convegno? Un meeting? Un&#8217;occasione? Una bischerata? Cerco di capirlo dal programma, dal sito internet, ma l&#8217;unica cosa di cui riesco ad essere sicura è che un giorno ho scoperto che la Fondazione Sistema Toscana lo stava organizzando, che parlava di internet e che io l&#8217;ho saputo per caso.</p>
<p>Lunedì 28 giugno 2010. Io e Marito ci alziamo prestissimo. Lui va a Firenze tutti i giorni, che è un motivo per cui non è stato faticoso decidere di partecipare. Arriviamo puntualissimi alla stazione di San Miniato Basso. Ma che dico puntualissimi&#8230; Arriviamo in anticipo. Vado a fare il biglietto e scopro che il treno che dobbiamo prendere è SOPP. Un signore chiede “Che vuol dire SOPP?” e il signore che vende biglietti risponde “Vuol dire che è soppresso”. Benissimo. Apprendo dunque che abbiamo 40 minuti prima che arrivi il nostro treno, che la colazione potrà essere lunga, che forse c&#8217;incastrerà di comprare anche il giornale.</p>
<p>Arriva Marito che ha appena parcheggiato, il nostro treno è soppresso, come è soppresso?, sì arriva quello dopo, no, sì, c&#8217;era scritto SOPP che vuol dire soppresso, ah.</p>
<p>Colazione. Sigaretta. Giornale. Lui compra La Repubblica che io non sopporto, e il Vernacoliere, che fa tanta gioja. Ieri a mezzogiorno ha fatto la luna piena, e questo ha contribuito al mio tramestare ormonale, cioè mi sta venendo il ciclo mestruale. Per la seconda volta consecutiva vado in una grande città e sto per cominciare a sanguinare.</p>
<p>Un tempo, prima che non mi facesse più male, prima di cominciare a prendere la pillola, e prima di smettere di prendere la pillola, prima di prendere un boccetto di Dottor Reckeweg, un tempo stavo molto male in occasione delle mestruazioni. Adesso no, adesso riesco a fare cinque giorni senza nemmeno un Moment, senz&#8217;Aulin (che più volte ho considerato la mia salvezza), eppure mi è rimasta un&#8217;esagerata antipatia nei confronti di questa caratteristica tutta femminile, così scomoda, così importante, così strana e così naturale che è il ciclo.</p>
<p>Il mese scorso eravamo a Mosca in viaggio di nozze e con una bella settimana di anticipo, tac.</p>
<p>Oggi sto andando a Firenze, e mentre mi siedo su uno dei seggiolini in un&#8217;anticamera di vagone&#8230; tac.</p>
<p>Mal di pancia. Resisto, ma le gambe non mi vanno granché. Seguo consiglio di Marito, che saggiamente mi invita a prendere un taxi. L&#8217;avrei preso lo stesso, ma sentirselo dire rafforza la mia convinzione.</p>
<p>“Vorrei andare a Piazzale di Porta Romana numero 9”.</p>
<p>“Dove esattamente?”</p>
<p>“Alla Gipsoteca, Istituto Arte&#8230;”</p>
<p>“Ok”.</p>
<p>Otto euro e ottanta dalla Stazione alla Gipsoteca. Gipsoteca significa luogo dove si tengono le statue in gesso. Lo so che non è proprio ecologico e 2.0 ma mi perdono, è una specie di emergenza perché sono una donna mestruata con più di mezz&#8217;ora di ritardo.</p>
<p>Anche il ToscanaLab è in ritardo, però. Arrivo e sono ancora tutti all&#8217;accreditamento. Il posto è bello. Fuori c&#8217;è un parco con una dog area, e dentro è tutto pieno di statue, e c&#8217;è silenzio, ci sono zone in cui fa fresco, e zone dove invece batte forte il sole e fa un po&#8217; effetto serra perché sul soffitto c&#8217;è il vetro. L&#8217;ambiente è arredato benissimo: sedie trasparenti, piccoli puff bianchi, palco informale coi divanetti, palchetto per il gruppo che suona, grandi schermi e schermi piccoli, volumi non troppo alti.</p>
<p>L&#8217;apertura dei lavori inizia quindi alle dieci ed ecco le cose che sono riuscita a notare, annotare, ricordare.</p>
<p><strong><span style="font-size: large;">Claudio Frontera</span>, </strong>presidente della Fondazione Sistema Toscana.</p>
<p>La cosa che subito fa perdere cinque punti a Frontera è la sua pronuncia della parola MEDIA: “Midia”. Non riesco a seguire il discorso, distratta come sono da questo fatto.</p>
<p>La cosa che fa perdere altri cinque punti a Frontera è che mentre parla fa grandi enjambement che non danno un senso gigante alle parole che pronuncia.</p>
<p>Frontera, dopo aver perso inesorabilmente 10 punti, dunque, rischia molto e fa rischiare molto alla mia prima impressione del ToscanaLab.</p>
<p>Ma alla fine non crolla. Parla della campagna “Voglio vivere così”, che ha avuto come fulcro i social media; mette a confronto il sito ufficiale della White House, che in home ha un blog, con i siti istituzionali europei, che invece si limitano a paginone statiche che mostrano alcune immagini e qualche informazione generale.</p>
<p>Vabbè, ok, crolla. Perché poi dice “FENS di internet”, intendendo fans, ed io non so se si dica “fen” o “fan”, o “fens” o “fans”, ma non mi piace questa espressione, e di nuovo mi distraggo, e riesco a cogliere soltanto “digital e cultural divide”, “alla promozione di questo impegno” e poco altro.</p>
<p>Frontera conclude augurandosi che il portale intoscana.it, che non mi dispiace affatto, riesca a vivere energicamente nonostante abbia “già” 4 anni, che “in questo campo sono un lungo tempo”.</p>
<p>Olé.</p>
<p><a href="http://www.fondazionesistematoscana.it/">www.</a><strong><a href="http://www.fondazionesistematoscana.it/">fondazionesistematoscana.it</a> </strong></p>
<p><strong><span style="font-size: large;">Stella Targetti</span>, </strong>vicepresidente Regione Toscana</p>
<p>Stella Targetti esordisce con voce emozionata. Dice “io mi occupo di scuola”, e le perdono il toscanismo “Questi bambini devano sfruttare” quando spiega che vorrebbe ascoltare un dibattito sul concetto di cittadinanza digitale, e racconta che a Torino (se non ricordo male) è stato fatto una specie di esperimento con dei bambini, che in alcune classi hanno dato un notebook ad ogni alunno ed hanno osservato cose, e che lei è rimasta perplessa all&#8217;idea, e che ha pensato “forse una persona che è nata una decina d&#8217;anni dopo di me non sarebbe così perplessa”.</p>
<p>Anche la Targetti poi ritorna a Barack Obama, e dice che la Toscana con questo evento si candida ad essere terra di innovazione, che questo può e deve essere un momento alto di riflessione e scambio di idee, che bisogna approfittare di quelle che sono le opportunità, e investire, sul, futuro. Grazie.</p>
<p><cite><a href="http://www.regione.toscana.it/">www.</a></cite><cite><a href="http://www.regione.toscana.it/"><strong>regione</strong></a></cite><cite><a href="http://www.regione.toscana.it/">.</a></cite><cite><a href="http://www.regione.toscana.it/"><strong>toscana</strong></a></cite><cite><a href="http://www.regione.toscana.it/">.it</a> </cite></p>
<p><strong><span style="font-size: large;">Marco Montemagno</span>, </strong>Cofounder at Augmendy &amp; Codice Internet, Anchor: “ioReporter” SkyTG24.</p>
<p><em>Come state innanzitutto tutto bene? </em></p>
<p><em>(Silenzio)</em></p>
<p><em>OOOOchèi. </em></p>
<p>Marco Montemagno mi pare un milanesotto antipatichello. Bravino, però.</p>
<p>Dice “Quando sono in trasmissione ho un&#8217;auricolare collegata alla regia, che dice continuamente TAGLIA; TAGLIA; TAGLA. Stamattina è così, ma invece dell&#8217;auricolare c&#8217;è un gruppo che inizia a suonare per dirmi di smettere”.</p>
<p>Non mi diverte.</p>
<p>Racconta un po&#8217; della sua vita. Dice “Io sono uno di quelli che trappolano in rete, come si dice a Firenze”.</p>
<p>Lo so ora che si dice così a Firenze. Mi informerò.</p>
<p>Ci fa vedere un video, in cui ad un certo punto un allenatore dice La vita è una questione di centimetri, e ne enuncia il corollario: internet è un gioco di centimetri ed un gioco di squadra.</p>
<p>Parte poi con uno streaming of consciousness, Montemagno: <em>Io ho fatto le elementari dalle scuole angeliche &#8211; il mondo più analogico che possiamo immaginare. nel tempo quello che ho visto e che ho vissuto fino alle medie in modo totalmente analogico poi mi son sposato velocemente poi due figli mi sono laureato in giurisprudenza e volevo fare l&#8217;avvocato. Dopo sei mesi in realtà ho capito che la burocrazia non faceva  per me. Ho incontrato un amico che mi ha illuminato e mi ha proposto di lavorare nel mondo del cad e del software. con antonio masieri abbiamo fatto progetti su internet ed ho cominciato a ragionare su come poter trasmettere &#8211; ero e sono innamorato di internet &#8211; ed ho incontrato una marea di gente in questo arco di tempo &#8211; al gore, il cofondatore di youtube, ecc e ho cominciato a fare attività per la promozione di internet &#8211; ho fatto un faccia a faccia con sgarbi esperienza che non vi raccomando. questo mi ha portato a ragionare su come portare opportunità di internet e ho cercato di dare fisicamente una corporeità ad internet (centri anziani a parlare coi nonnini) e cercare di capire perché le persone sono ancora lontane dal web. mi sono fatto un&#8217;idea abbastanza chiara di come funziona in italia. in realtà non credo nelle favole e il problema è in italia. Il principe azzurro al primo lavaggio stinge. è per questo che bisogna prendere con molta cautela il tema in italia. Non parliamo di questa italia. Io non voto quindi non è un problema politico. la nostra è un&#8217;italia analogica. è ferma a 20 anni fa ci sono ragionamenti legati ad una roba televisiva. io sono innamorato dell&#8217;italia e vorrei che crescesse. internet è l&#8217;avvenire dei nostri ricordi. Per trovare il futuro bisogna lavorare sul passato. SE ragioniamo su quanto l&#8217;italia ha impattato su Il vasari ha inventato la retromarcia Beppe Grillo è l&#8217;unico blogger al mondo che porta centinaia di migliaia di persone in piazza. I problemi dell&#8217;energia. ma se siamo così fighi perché alla silicon valley non c&#8217;è un&#8217;azienda italiana? io voglio fare e partecipare alla storia e non guardarla e basta. 1) L&#8217;italiano lo parliamo noi e gli svizzeri del canton ticino: prima barriera pazzesca 2) Creatività. Quando vedi talenti&#8230;. Noi ne abbiamo. Ma il web non aspetta noi, i nostri tempi Film di woody allen sulla paura. Manca l&#8217;ecosistema. Per avere un posto che cresce bisogna avere un posto dove far nascere le ecologie Poi ci criticano che siamo pigri. In realtà l&#8217;inventore del perl diceva che l&#8217;ozio è la prima virtù del programmatore. Poi ci dicono in Italia siete fermi perché state in un posto bello. Siamo l&#8217;unico posto al mondo dove nei cartelli c&#8217;è scritto &#8220;Assolutamente vietato&#8221;. Cigno nero</em>.</p>
<p>Com&#8217;è prolisso Montemagno!</p>
<p>Mi sposto, perché su di me si è posizionato un sole grosso così, che mi riscalda troppo il computer e che mi fa un po&#8217; sudare. Quando ritrovo posizione Montemagno sta ancora parlando e dice “Internet nuovo abilitatore”, e poi “Facciamo finta che io abbia ragione e che sia vero che in Italia possa nascere una nuova Google. Com&#8217;è possibile? Come si fa a far sì che in Italia nasca una nuova Google? Ragionate 30 secondi.”</p>
<p>Dopo 10 secondi iniziano le risposte.</p>
<p>Tale Gianluca borbotta qualcosa sul capitale.</p>
<p>Altri motivi?</p>
<p>Perché siamo stanchi. Perché i cervelli non hanno più voglia di emigrare. Perché siamo orgogliosi della nostra innovazione culturale. Per disperazione.</p>
<p>I motivi possono essere tanti, era questo che Montemagno ha cercato di dire.</p>
<p>E poi fa scorrere altre slide, che illustrano un elenco puntato di cose a cui dobbiamo pensare quando parliamo di Italia e di Internet, tra cui: ecosistema, rete di contatti, popolo di partite iva, record nascosti, cultura, mobile (first).</p>
<p><a href="http://montemagno.typepad.com/">http://montemagno.typepad.com/</a></p>
<p><strong><span style="font-size: large;">Barba</span></strong>, che purtroppo non ho capito chi è, invece, fa un intervento breve e anche un po&#8217; ipnotico. Dice che noi abbiamo inventato – dopo i greci – lo spazio pubblico. Che dobbiamo pensare la rete come nostra estensione. Che nel nostro paese c&#8217;è tanta biodiversità e non soltanto in senso agricolo. Che la rete può servire tantissimo, che la nostra Tagger Tab (se ho ben capito) è fondamentale. (La tagger tab dev&#8217;essere quella cosa che appare su alcuni schermi della sala, che mostrano appunto i tag dei post su twitter che parlano dell&#8217;evento che si sta eventando).</p>
<p>E sottolinea: “Il medium è il messaggio, il contenuto siamo noi”.</p>
<p><strong><span style="font-size: large;">Maria Grazia Mattei</span></strong>, founder &amp; art director at MEET THE MEDIA GURU</p>
<p>Maria Grazia Mattei fa un intervento grandioso. Racconta la sua esperienza toccando argomenti in maniera delicata ed incisiva. Dice “io sono analogica, e mi siedo”.</p>
<p>Si dice contenta del fatto che per la prima volta questi temi vengano affrontati in maniera divulgativa, non soltanto per “addetti ai lavori”. Giusto. Dice “Io parlo spesso di cultura digitale”.</p>
<p>E dice che è stato negli anni 80 che ha cominciato ad intuire che ci sarebbero stati grossi cambiamenti.</p>
<p>Negli anni 80, penso io, dominava il Postalmarket e la mia mamma portava il ciuffo altissimo.</p>
<p>E la Mattei, che da seduta a un certo punto si appassiona e si alza, ma senza alzare troppo il tono della voce, ci racconta che alla Biennale delle Arti Visive di Venezia nel 1986 c&#8217;è stata una mostra che aveva a che fare con l&#8217;Arte e la Scienza; che c&#8217;è stato un Workshop intitolato “Network planetario” a cui ha partecipato; che esiste un progetto che studia i “Padri analogici” e i “Figli digitali”, che svela le paure dei figli digitali, nonostante crescano in un mondo che ha possibilità esageratamente grandi.</p>
<p>Dice Non ci sono ricette, ci sono processi. E che siamo in un processo di costruzione inarrestabile.</p>
<p>Dice Attenzione a tutto questo nuovismo. Tutto quello che sta accadendo ha un senso, una radice. Dobbiamo ricercarla e collegarla al presente, e guardare il presente non come se fosse futuro, ma per quello che è. Che mi sembra un&#8217;osservazione di grande semplicità e di grande, grande intelligenza.</p>
<p><em>Ci sono artisti che hanno intuito quello che sarebbe successo. Tutto è iniziato nel dopoguerra. E dagli anni 80 ad oggi resta un grave ritardo culturale. Bisogna far circolare le idee, e ricostruire la storia di quello che è successo. </em></p>
<p><a href="http://www.mgmdigital.com/">http://www.mgmdigital.com/</a></p>
<p><a href="http://www.culturaecambiamento.it/">http://www.culturaecambiamento.it/</a></p>
<p>(+ articolo del 18 giugno sul New York Times, da leggere e anche da trovare)</p>
<p><span style="text-decoration: underline;">Coffe break</span>: prendo un caffè. Già tante cose, davvero tante cose.</p>
<p>Dopo la pausa parte il Whisper Talk con la Mattei e, contemporaneamente, l&#8217;intervento su Invertising del bravissimo <strong><span style="font-size: large;">Paolo Iabichino</span></strong>. Creative director in Ogivily</p>
<p>Cerco di seguire qui e là a morsi e bocconi. Seguirei il Whisper Talk anche più attentamente, ma resto indispettita da un tipo con la maglia color tortora che mi ha rubato il puff che mi ero faticosamente portata lì.</p>
<p><em>invertising</em></p>
<p><em>dalla spinta al tirare a sé</em></p>
<p>WHISPER TALK (WT):</p>
<p>&#8220;io sono indignato perché il sindaco del mio paese non ha l&#8217;adsl in casa e suo figlio viene dal mio per vedere internet&#8221;</p>
<p><em>le persone sono più abili di noi </em></p>
<p><em>i professionisti invece stanno perdendo il controllo</em></p>
<p><em>come diamo una comunicazione nuova, migliore? </em></p>
<p><em>Communication </em></p>
<p><em>Il passaggio dalla comunicazione alla conversazione </em></p>
<p><em>dicevano che la pubblicità non avrebbe più avuto alcun tipo di funzione </em></p>
<p><em>Banner homepage di Repubblica.it ridisegnata per accogliere il banner.</em></p>
<p><em>Dobbiamo modificare l&#8217;attitudine </em></p>
<p>WT: l&#8217;italia è un paese trascurato ma che ha insegnato molto più di altri (Mattei)</p>
<p><em>Estetica -&gt; Etica</em></p>
<p><em>(Etica è una di quelle parole che possono essere uccise perché troppo usate)</em></p>
<p><em>Sarebbe bello se le banche potessero dare power alle persone</em></p>
<p>WT: Il software proprietario impera, però tutti i computer hanno windows ed explorer nelle pubbliche amministrazioni e questo potrebbe non essere così.</p>
<p>“La filosofia open source è l&#8217;unica possibile filosofia vincente perché non siano una somma di esperienze ma perché sia un valore aggiunto. Devo dire che qualche anno fa era più indietro. Quest&#8217;anno a Roma una ricerca fatta sulle PA ha evidenziato che le PA e i social media vanno alla pari, sta entrando dentro l&#8217;uso di facebook alla grande. Ci sono disegni di legge che chiedono di puntare sull&#8217;open source, io continuo a dire: è questione di tempo, dobbiamo solo insistere. Non possono dirci &#8220;voi avete torto&#8221; un segnale debole che diventerà forte è l&#8217;open source; è il mondo che va così. Non abbassiamo al guardia, stiamo connessi col mondo e allarghiamo sempre di più ormai internet e il digitale riguardano tutti” (Mattei)</p>
<p><em>Fan delle domande e le persone devono dire &#8220;sarebbe un mondo migliore se&#8221;.</em></p>
<p><em>L&#8217;esercizio è molto facile. Grandi magazzini, Ikea.</em></p>
<p><em>C&#8217;è nel sistema dei feedback un sistema di fiducia nel prossimo&#8230; </em></p>
<p><em>Axe: il deodorante che ci fa diventare oggetti desiderati. </em></p>
<p><em>I maschietti usano i deodoranti per sedurre e non per non puzzare. </em></p>
<p>WT: gambero rosso, si vende molto su facebook più che sull&#8217;ecommerce tradizionale</p>
<p><em>Spot più bello del mondo del 2007 mai andato in onda in televisione.</em></p>
<p><em>&#8220;Non c&#8217;è da meravigliarsi se il nostro modo di percepire sia distorto&#8221;.</em></p>
<p><em>Milioni di donne in tutto il mondo (e di maschi) hanno deciso di vedere questo spot senza che nessuno glielo mostrasse.</em></p>
<p><em>Passaggio dal contatto alla connessione.</em></p>
<p><em>Qui c&#8217;è un altro grande equivoco. La connessione non passa soltanto attraverso la rete. Vuol dire avere un rapporto empatico. Ho fatto fatica a raccogliere un po&#8217; di esempi di invertising </em></p>
<p><em>Uno dei lavori più importanti è di una banca &#8211; nel 2009 </em></p>
<p><em>Siamo in piena recessione, panico! Eppure ci sono da fare delle pubblicità, bisogna essere bravi </em></p>
<p><em>C&#8217;è stata una banca che ha deciso di non fare pubblicità in senso tradizionale </em></p>
<p><em>Second life sta benissimo</em></p>
<p><em>è viva e vegeta ma ha rifiutato la pubblicità</em></p>
<p><em>Vi saluto con la pubblicità di questa banca. </em></p>
<p><em>Affidata a sorrentino e altri 2 registi famosi </em></p>
<p><a href="http://www.youtube.com/watch?v=zReSsTGjO7w">http://www.youtube.com/watch?v=zReSsTGjO7w</a></p>
<p><em>Le persone parlano di quello che mangiano e di quello che &#8220;consumano&#8221;. </em></p>
<p><em>Come professionisti dobbiamo inventarci un nuovo modo di fare pubblicità</em></p>
<p><strong><span style="font-size: large;">Antonio Sofi</span></strong>, consulente politico, blogger, esperto di giornalismo e nuovi media.</p>
<p>Antonio Sofi ci ricorda che nel 2005 Romano Prodi aprì un blog, ma non lo portò avanti. Blog interrruptus&#8230; e prosegue con una timeline spassosissima:</p>
<ul>
<li>2005-2010: Beppe Grillo (e ci sarebbe molto da dire)</li>
<li>2008: 	Obama <em>Rivoluzionaria</em>
<ul>
<li><em>mentre gli avversari dichiaravano “Abbiamo raccolto un milione 		di dollari” Obama dichiarava “Abbiamo raggiunto un milione di 		persone”.</em></li>
<li><em>Il video più visto di Obama non è uno spot, ma un discorso 		lungo 37 minuti che parla di razzismo. Questo è un grande 		messaggio che va contro il sound-bite, ovvero lo spezzettìo sonoro 		dei TG.</em></li>
</ul>
</li>
<li>2009: Italia. Facebook:
<ul>
<li>60% dei parlamentari usava internet, di cui
<ul>
<li>il 51% deputati</li>
<li>il 39% senatori</li>
<li>usavano i social network</li>
</ul>
</li>
<li>Oggi i politici hanno bypassato siti e blog ed aprono direttamente 		il profilo facebook.</li>
</ul>
</li>
<li>L&#8217;intervento di insediamento di Obama è stato il primo grande 	evento di crossmedialità</li>
<li>2010: GB – Mentre il politico parla, si vede un grafico che mostra 	il gradimento del pubblico in base a quel che dice, in tempo reale!</li>
<li>2010, Italia: Rossi in Toscana, Polverini a Roma, partecipano ad una 	realtà che non è virtuale, ma aumentata.</li>
</ul>
<p><a href="http://www.webgol.it/"> http://www.webgol.it/</a></p>
<p><strong><span style="font-size: large;">Marco Camisani Calzolari</span></strong>, CEO &amp; Founder at Speakage</p>
<p>Marco Camisani Calzolari mi fa fare un paio di risate. Una quando dice che sui giornali italiani si arriva anche a leggere “Torna la sifilide, Facebook tra le cause”.</p>
<p><a href="http://www.corriere.it/salute/10_marzo_24/facebook-favorisce-sifilide_fc564ee6-3755-11df-bfab-00144f02aabe.shtml">http://www.corriere.it/salute/10_marzo_24/facebook-favorisce-sifilide_fc564ee6-3755-11df-bfab-00144f02aabe.shtml</a></p>
<p>Una quando fa notare che una tipica applicazione apple è un rettangolo con un tondo nel centro; una tipica applicazione google è un campo di testo con un pulsante “invia”; e un programma di gestione di un&#8217;azienda è una roba veramente tanto intricata.</p>
<p>Un&#8217;altra quando dice che molti ristoranti hanno il sito in flash, ma vengono cercati in mobilità – e porta l&#8217;esempio di un notissimo ristorante fiorentino&#8230;</p>
<p>Camisani Calzolari fa il confronto poi tra il sito di Roma e quello di Londra, e dice: chi produceva ghiacciaie non è che poi ha prodotto il frigorifero&#8230;</p>
<p><cite><a href="http://www.comune.roma.it/">www.comune.</a></cite><strong><cite><a href="http://www.comune.roma.it/">roma</a></cite></strong><cite><a href="http://www.comune.roma.it/">.it/</a> </cite></p>
<p><strong><a href="http://www.london.gov.uk/">http://www.london.gov.uk/</a> </strong></p>
<p><strong><span style="font-size: large;">Marco Zamperini</span></strong>, Chief technology Officer at Value Team è l&#8217;unico che non mi fa scrivere. Il suo intervento è una presentazione di tutti i suoi link: il blog di sua figlia piccola, di sua figlia grande, di sua moglie, le sue foto, i suoi vari profili&#8230; Dice “io sono pacifista” e mi vengono in mente le porte del dipartimento nuovo e vecchio, a Pisa. Dice un sacco di cose, e ne suggerisce una in particolare: siate presenti sui social network, ma/e stateci attenti (in tanti sensi&#8230;!)</p>
<p>Provo un moto d&#8217;amore quando dice: se proprio volete, telefonatemi, tanto non rispondo. Troverete un messaggio che vi ricorderà i miei contatti in rete.</p>
<p><a href="http://funkyprofessor.blogspot.com/">http://funkyprofessor.blogspot.com/</a></p>
<p>Stanca. Pranzo. Palazzo Vecchio. Casa. Domani Workshop.</p>
]]></content:encoded>
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